Architetture interiori

di Diego Parolini

Questa serie di immagini, costituisce solo una parte e solo l'inizio di una ricerca, che nasce dalla considerazione che fotografare sia in primo luogo creare relazioni. La fotografia non da risposte ma semmai è portatrice di istanze irrisolte. Il rapporto dell'uomo con lo spazio circostante (parte della nostra vita di tutti i giorni) è da sempre intessuto di ambiguità, in un combinarsi di curiosità,
desiderio di esplorazione, ammirazione e meraviglia ma anche disprezzo, dimenticanza e timore.
La città è l'ambiente che noi uomini ci siamo costruiti; le città fatte di strade, palazzi, mura, mattoni, vicoli, luci ed ombre sono il nostro nuovo terreno di azione. In un rapporto di reciproche influenze gli oggetti del mondo reale (i monumenti, le periferie, i quartieri commerciali, fatti di particolari insignificanti e spesso ignorati ad un livello conscio) sono finiti per diventare parte dei nostri sogni (che ci disvelano nel loro modo ambiguo ed incontrollato l'universo della nostra psiche).
Le cose si caricano di significati, di rimandi emotivi ed acquistano qualità umane.
Seguendo un corso circolare, il nostro mondo interiore regola a sua volta, secondo meccanismi per noi impercettibili, il nostro pensiero ed il nostro agire. Gli spazi urbani vengono così plasmati secondo le nostre esigenze ma soprattutto secondo i nostri desideri più o meno espliciti (esplicitati), portando "alla luce " del sole il sentore di ciò che giace nel nostro preconscio.
Queste immagini, geometriche ed estetizzanti al tempo stesso, immerse in una vivida luce che abbacina, crea ombre profonde, consistenti, cariche di mistero, indagano lo scambio che c'è fra l'uomo ed il suo ambiente, in un desiderio di dare forma al caos che ci circonda ed al tempo stesso con la volontà di mostrare quanto ambiguo e indefinito sia il così detto mondo "reale".


Attrezzatura:
Fotocamera reflex Nikon FE2
Obiettivi Nikkor 35-70 e Tamron 19 -35
Cavalletto Manfrotto
Non utilizzo mai flash di alcun tipo, solo luce ambiente (preferisco piuttosto mettere la macchina sul cavalletto e fare esposizioni più lunghe).

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 Copyright © 2005 Stefano Arcidiacono and PM Photographers. (ISSN 1826-3860)