On The Rocks

di Maurizio Cintioli

“Ci sono 29 pattinatori nella pista di Wallman, ora, che girano da soli o in coppia in questa forte anonimità. Alla finestra un viso assente guarda, guarda, e guarda, guarda e guarda. E il potere della ragione e dei sentimenti profondi sembra serva solo a ingannarmi”.

Joni Mitchell


D’acqua in ghiaccio, di ghiaccio in acqua. I più spartani pensano che la vita sia tutta qui. Se l’acqua è uno svolgimento, il ghiaccio ne è il suggello. La fotografia di Maurizio Cintioli ha spesso lo scrupolo di miscelare il proprio oggetto e i propri soggetti, confondendoli ad arte. Accade con “On the rocks”, una raccolta di scatti nei quali le persone sembrano sfuggirci sfocandosi nel bianco del ghiaccio. Un bianco lucente che d’un tratto ci pare mai visto. Cromaticamente, l’esperimento è necessario quanto avanzato. Dopo anni di colori accesi prettamente occidentali, si sente spirare da levante una corrente dalle tinte chiare, essenziali. Capace di farsi leggere indifferentemente come mistica o solo refrigerante.

E se il cinema – visto che siamo in vena di similitudini – è l’acqua che scorre, cinema rei, la fotografia è l’acqua scorsa, irrigidita in lastre di ghiaccio a riempire la stiva della memoria. Non sorprenda, dunque, l’attenzione di Cintioli per il ghiaccio, poiché il ghiaccio è l’elemento in natura più vicino a rappresentare la persistenza dell’arte fotografica.

Ora, per un assennato ammiratore di Ansel Adams, per un osservatore dall’occhio ancora corruttibile, per un disincantato cultore del ritratto (al quale spesso preferisce scatti meno inquirenti), per un amico che a proposito di genti irrequiete ti dice quello che ogni vero fotografo dovrebbe dire, ovvero “io non giudico”, insomma, per tutte queste persone insieme che rispondono a un solo cognome, “On the rocks” pare quasi una tappa inevitabile. In cui la luce furtiva, talvolta intimidita dell'obiettivo ci regala un pensiero non privo di una certa amarezza: il ghiaccio come radice e destino.

Gianluca Bassi

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